Latte Maremma cambia identità visiva

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« Mari ma l’hai visto il nuovo logo del latte Maremma? » dice.

Apro bocca per correggere lo sfortunato che utilizza impropriamente la parola logo ma mi fermo subito perché al mio cervello è arrivata tutta l’informazione completa “… il latte Maremma ha cambiato identità visiva…”.

« Fermi tutti! Cosa? E che hanno fatto? » dico.

Lui gira il telefono e mi mostra la macchia blu. Mi aggiusto gli occhiali perché i 43 anni si fanno sentire e l’astigmatismo peggiora.

La macchia blu e verde diventa una mucca con il muso rivolto verso la coda… Mi ricorda qualcosa di conosciuto…ma si! È il l cane a sei zampe dell’AGIP ma in versione Maremmana. Le scritte e la vacca hanno uno stile Grunge (schiccherellato e un po’ rovinato per dare l’effetto finto invecchiamento).

« E i pini? E le vacche placide al pascolo che fine hanno fatto? Spariti!! »

Adesso fatemi capire perché tutto questo odio immotivato verso i pini della maremma che vengono abbattuti indiscriminatamente anche nei cartoni del latte; insomma lì in mezzo al marchio gli alberi che facevano ombra alle due vacche placide hanno lasciato il posto ad una mucca saltellante che pare sotto metanfetamina.

UN MARCHIO STORICO

Qualcosa non ha funzionato, qualcuno non ha spiegato bene al graphic designer che cosa è la Maremma e cosa questo marchio storico ha rappresentato per molte generazioni di maremmani.

Il marchio doveva essere trattato con maggiore rispetto e sensibilità, avrebbero dovuto cercare un compromesso tra passato e presente, fare uno studio più approfondito della sua storia mentre dai vertici del consorzio avrebbero dovuto prendersi un attimo di tempo per rifletterci sopra e capire se questa scelta tanto radicale fosse la scelta migliore.

L’unico compromesso è stato quello di conservare i colori aziendali, che accostati al nuovo marchio e posti sopra al cartone del latte, rendono il prodotto qualcosa di simile ad un bagnoschiuma comprato al discount.

La Brand Awarness è irrimediabilmente compromessa e gli sforzi economici per un’azione di branding sul territorio dovrà essere notevole.

Tirando le somme direi che l’idea di rinnovarsi stravolgendo completamente il marchio non sia stata brillante e con molta probabilità l’azienda ne pagherà le immancabili conseguenze.

Come professionista avrei sicuramente caldeggiato l’idea di un restyling più educato, meno invasivo che portasse freschezza al marchio senza stravolgerlo così tanto da renderlo praticamente irriconoscibile.